La notte è il momento in cui lascio le porte aperte al mio inconscio. Lo lascio libero e lo osservo attentamente per capire qualcosa di me che non conosco o che preferisco non conoscere. Torno spesso nei meandri della mia infanzia e ri-incontro i miei vecchi amici, quelli che oggi non so più che fine hanno fatto o con cui probabilmente non condividerei più nulla. La parte più piacevele è senza dubbio quella in cui rivivo i vecchi luoghi in cui sono cresciuta e a cui sono ancora affezionata perché raccontano la mia storia. Riconosco in me tanta aggressività dovuta probabilmente alle disillusioni che la vita nel tempo mi ha portato, alle isole felici ormai scomparse e forse mai effettivamente esistite se non nella mia mente. Aggressività legata a una solitudine accettata contestualizzata e ricercata perché riconosciuta come potenzialmente migliore di compagnie aride che rendono solo il mio io, abituato a ricercare il senso e i valori della vita e per tanto profondamente diverso da quello delle persone che frequento che vivono senza porsi domande fondanti senza obiettivi se non quelli che si fermano allo svernamento del sabato sera. Persone che però ovunque mi giro constato essere la maggioranza in cui non mi ritrovo e per le quali mi sono stufata di fingere piacere nel frequentarle. Serate trascorse con loro che mi intristiscono nel profondo e che mi fanno tornare a casa sempre in perdita. La gioia di frequentare gli altri sta nell’arricchimento reciproco che s’innesca durante l’incontro ma se in esso a prevalere è la scemenza del niente tale arricchimento viene tristemente meno. Mi illudo sempre di incontrare persone interessanti che possano arricchirmi ma comincio a dubitare che queste esistano veramente; e comunque rari tra i miei coetanei. La solitudine non è mai la scelta migliore e per questo tale ripiegamento fa sì che durante le uscite notturne del mio inconscio risenta spesso del turbamento che si pone in essere. Un turbamento che poi svanisce apparentemente al mattino ma che è lì stratificato costantemente nel mio essere durante qualsiasi azione che faccio.
L’insoddisfazione raccontata dall’inconscio
1 dicembre, 2007 di pepitapepata